Chi ascolta di più costruisce di più
di Oscar Dalvit · Pubblicato il 29 settembre 2026 · 3 min di lettura

Francesco racconta il valore delle imprese, Costanza lo trasforma in rendita: due connettori aretini che si scoprono complementari
«Il networking è roba da estroversi.» Lo dicono con una certa sicurezza, come fosse legge: vince chi entra nella stanza e riempie l’aria di parole. Falso. La competenza che conta davvero è l’ascolto — e spesso è proprio chi parla meno a costruire le relazioni più solide. Lo scrive Susan Cain in Quiet, nel 2012. E lo dimostrano, senza saperlo, due professionisti seduti a un tavolo nel cuore della Toscana.
Perché la scena non è affatto quella di due venditori che si contendono la parola. È fatta di domande. Francesco, marketing e comunicazione, uno che vive di strategie costruite su misura per le PMI locali, arriva con un taccuino pieno più di punti interrogativi che di slide. Costanza, imprenditrice del turismo — attraverso Granducato Gestioni srl amministra un portafoglio di strutture ricettive tra i centri storici e le destinazioni più suggestive della sua regione — arriva con la stessa postura. Due che sanno tacere per capire.
Sono entrambi di Arezzo, e questo aiuta: nessuno deve spiegare all’altro com’è fatto il mercato qui, cosa vuol dire una residenza d’epoca in un borgo, quanto pesa la frammentazione per un piccolo proprietario. Il territorio è un linguaggio comune che si dà per scontato.
La svolta arriva quando Francesco descrive un dolore che vede ogni settimana: strutture ricettive che finalmente crescono online, guadagnano visibilità, raccontano bene la loro esperienza — ma poi non sanno ottimizzare la gestione, non massimizzano i rendimenti dell’immobile. Costanza posa la tazzina. «Quello», dice, «è esattamente il problema che risolvo io.» E qui le due frecce si incrociano davvero.
Perché Francesco non è un cliente e Costanza non è una fornitrice. Sono due connettori che risolvono problemi diversi dentro le stesse aziende. Francesco può segnalarle tre o quattro proprietari di strutture ricettive che investono in comunicazione ma hanno immobili con potenziale inespresso — gente che cerca proprio la gestione chiavi in mano che lei offre. E ha una rete larga, che tocca commercialisti, consulenti di business, web designer che affiancano ristoranti e B&B e conoscono proprietari isolati.
La freccia di ritorno è altrettanto concreta. Costanza vive dentro un mondo di consulenti finanziari, agenti immobiliari di fascia alta, esperti di revenue management e di ristrutturazione di heritage properties — figure che cercano aziende con esigenze di posizionamento e racconto del brand. Esattamente il pane di Francesco. Lei gli apre una filiera; lui le apre un flusso di proprietari da valorizzare.
C’è poi un dettaglio che sorride sotto la superficie. L’affinità astrale del report la chiama «sinergia tra metodo e visione»: due segni d’aria — Francesco Vergine, Costanza Sagittario — che si intendono anche nei passaggi complicati, senza fraintendimenti. Lui raccoglie e assicura la qualità dei dettagli, lei legge il mercato e anticipa le mosse. Ed entrambi, dice il report, sono in una fase di consolidamento: il momento giusto per unire ciò che già funziona invece di inseguire tutto.
Alla fine si scambiano un feedback a cinque stelle e una lista di nomi da presentarsi a vicenda — lui i proprietari, lei i consulenti. Se ne vanno con qualcosa di concreto ciascuno in tasca. Nessuno dei due ha alzato la voce. Hanno solo ascoltato meglio dell’altro, a turno. Ed è così, senza clamore, che il mito dell’estroverso finisce dove doveva: sotto il tavolo.



