Chi sa dove scavare, chi sa quando muoversi
di Oscar Dalvit · Pubblicato il 1 settembre 2026 · 3 min di lettura

Due creative del racconto d’impresa si trovano su uno schermo — e capiscono che il valore più alto non è vendersi, ma aprirsi porte a vicenda
C’è una verità che chi lavora con le imprese impara tardi, quasi controvoglia: il gesto di networking che rende di più non riguarda te. Non è il tuo pitch, non è il tuo portfolio. È presentare due persone l’una all’altra. Chi connette gli altri diventa il nodo da cui, prima o poi, passano tutti — lo scriveva già Ronald Burt nel 1992, studiando i buchi nella struttura sociale della competizione. Alma Gaia e Silvia lo sanno per istinto, molto prima di sapere che qualcuno l’ha messo in un libro.
Alma Gaia progetta identità visive da oltre venticinque anni: loghi, cataloghi, packaging per il cosmetico, il meccanico, l’alimentare. Lavora dalla Lombardia, cucendo ogni progetto su misura come un abito, con una rete di creativi che chiama solo quando serve. Silvia, dal Veneto, è facilitatrice certificata LEGO® SERIOUS PLAY®: entra nelle aziende — reti, franchising, imprese multisede — e le aiuta a decidere in fretta, insieme, senza riunioni che si spengono a metà. Una scava in profondità, l’altra accende il fuoco dei progetti nuovi.
Sullo schermo, all’inizio, un po’ di prudenza reciproca. Stesso settore sulla carta — "marketing e comunicazione" — e la domanda silenziosa: siamo concorrenti? Poi la prima frase, e la prudenza si scioglie. Perché Silvia racconta i suoi imprenditori illuminati, quelli in piena trasformazione, che sanno di dover rinnovare identità e comunicazione ma non hanno ancora trovato chi capisca la complessità di una rete sparsa su più sedi. E Alma Gaia, dall’altra parte, riconosce esattamente il vuoto che lei sa riempire: la risposta creativa, sartoriale, che a quei titolari serve nel momento preciso in cui rinascono.
Da lì è tutto un intreccio a due direzioni. Silvia può aprire ad Alma Gaia porte che da sola non raggiunge: titolari di franchising e reti commerciali in Veneto, Emilia, Piemonte pronti a lanciare nuovi formati; aziende manifatturiere e food in transizione digitale che hanno budget per un packaging e un brand rinnovati; e inviti a workshop e academy dove incontrare dal vivo CEO e marketing manager. Non referenze passive: accesso a imprese nel momento esatto in cui il bisogno di comunicazione distintiva è massimo.
E Alma Gaia, in cambio, non arriva a mani vuote. Porta i suoi clienti storici — Alfaparf, Baitelli — come casi concreti di trasformazione del brand da mostrare nelle presentazioni di Silvia. Porta la competenza sartoriale per vestire gli incontri di Silvia: la visual identity delle academy, il branding dei workshop, l’atmosfera in cui la trasformazione avviene. E porta la sua rete di creativi verificati, flessibili, che Silvia può proporre ai suoi clienti franchising quando un’agenzia tradizionale costerebbe troppo. Due frecce, mai una sola.
Nei loro tempi, del resto, qualcosa combacia: il report parla di una «sinergia da consolidatori con visione» — segno d’acqua e segno di terra, Pesci e Capricorno, uno che offre speranza e l’altro solidità. Non è astrologia da schermo, è la sensazione che entrambe siano nella stessa stagione: non seminano al vento, radicano. E unire le forze mentre radichi accelera i frutti.
Quando la videochiamata si chiude, restano due agende più piene di prima e uno scambio di stima segnato da cinque stelle. Nessuna delle due ha venduto qualcosa all’altra. Hanno fatto una cosa più preziosa: si sono promesse di fare il nome dell’altra alle persone giuste. Ed è proprio lì — l’avevano capito da sole — che passa il ritorno più alto.



